Il Mancini-bis assomiglia tanto al primo giorno di scuola in cui leggerezza, sorrisi e proclami nascondono la pesantezza del momento che sta vivendo il nostro calcio e di conseguenza la Nazionale. I tre Mondiali in fila mancati sono un fardello che il ct promette di affrontare con il consueto ottimismo e vogliamo crederci quando dice che porteremo qualcosa a casa entro i prossimi quattro anni. Più o meno le stesse parole usate la prima volta, allora lo avevamo preso per matto e invece la foto del Mancio in aula magna con la coppa dell’Europeo 2021 sta in bella mostra a ricordarci che i miracoli sono sempre possibili. Ma adesso è più complicato. Dalla Bosnia in avanti non c’è stato un attimo di tregua. Polemiche, tensioni, scelte sbagliate, dietrofront. Un calvario infinito.
La Figc di Malagò, eletto con il 70 per cento dei consensi, rischia di essere commissariata e le settimane azzurre sono quelle in cui Buonfiglio, il capo dello sport, prenderà una decisione da sottoporre alla Giunta Coni. Siamo davanti a un possibile, anzi probabile, terremoto. Mancini a domanda precisa ha risposto che la squadra deve pensare solo a divertirsi, a giocare bene e a vincere il più possibile, ma per uscire dalla mediocrità in cui siamo sprofondati serve unità di intenti. Una compattezza che, ci par di capire, sia già svanita all’interno del governo federale. Nessuno in queste settimane si è schierato pubblicamente dalla parte del presidente o ne ha preso le difese. La sensazione è che Malagò abbia perso consensi tra chi lo ha candidato e poi eletto. E sono passati appena tre mesi.
Certo, il motivo per cui rischiamo il ribaltone e l’ennesima figuraccia è un cavillo e la speranza (vana?) è che Buonfiglio non si faccia condizionare dalle pressioni, sempre inopportune, della politica. «Che ha sempre più interesse e bramosia di intervenire nel mondo dello sport e del calcio. È un meccanismo che si è messo in moto dopo la Bosnia con vari tentativi. Quanto al mio ruolo c’è una contraddizione nello statuto. Da una parte dice che devi essere tesserato, dall’altra che non puoi avere rapporti con nessuna società. Il tema non lo capisco e non può esistere. Non sono sanzionabile», si è sfogato Malagò, pronto a difendersi in ogni sede. Un caos, insomma.
La Nazionale multietnica e rivoluzionata sta nel mezzo. Mancini deve riconquistare la fiducia della gente, che non ha dimenticato le modalità del suo divorzio per andare in Arabia Saudita. Non è facile provare a ricostruire qualcosa partendo dal fondo e sapendo cosa c’è dietro. Malagò, che lo ha voluto e richiamato, nel giro di venti giorni potrebbe essere costretto ad abbandonarlo. Siamo rimasti alla maledetta notte di Zenica.