Cultura

Tutte le vibrazioni sonore di Santa Cecilia: al via il 21 ottobre la nuova stagione con «Siegfried» di Richard Wagner

Tutte le vibrazioni sonore di Santa Cecilia: al via il 21 ottobre la nuova stagione con «Siegfried» di Richard Wagner

Si è lasciato andare all’entusiasmo, il maestro Daniel Harding, quando, durante la presentazione della nuova stagione 2026/2027 dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma — di cui è direttore musicale e che verrà inaugurata il 21 ottobre con Siegfried di Richard Wagner, nuovo atteso appuntamento del mastodontico progetto della Tetralogia de L’anello del Nibelungo (Der Ring des Nibelungen) in forma scenica, che terrà impegnata l’istituzione capitolina fino al 2028 e che mancava da Roma dal 1961 — ripescando nei ricordi, ha rievocato: «Quando l’anno scorso, con Die Walküre, sono entrato la prima volta in sala con la scenografia montata, con le luci, e abbiamo iniziato poi a suonare, mi sono commosso per la maestosità dell’insieme. Stiamo continuando a fare un grande lavoro per questo Ring». Poi ringrazia: «E questo è possibile grazie al pubblico romano, il nostro fedele pubblico. Ma tante persone sono venute anche dal resto del mondo e per noi è stato molto importante».

Gli fa eco il presidente e sovrintendente Massimo Biscardi, quando dice al «Corriere» che «in molte occasioni abbiamo visto la Sala Santa Cecilia piena e sentito il calore di un pubblico partecipe ed entusiasta». E aggiunge che è «una grande soddisfazione vedere quasi 3 mila posti, tutti sold out. Ci conforta soprattutto la presenza sempre maggiore di giovani: è un segnale importante, che ci incoraggia a proseguire con convinzione nel lavoro di apertura e rinnovamento dell’Accademia. La nuova stagione racconta ciò che Santa Cecilia vuole essere oggi: una grande istituzione europea, forte di una storia secolare ma capace di guardare avanti».

È dunque questo, wagneriano, l’appuntamento che aprirà la nuova stagione romana (dopo il 21, repliche il 24 e il 27 ottobre) — il Coro dell’Accademia è guidato da Andrea Secchi — con la regia nuovamente affidata a Vincent Huguet (l’anno scorso aveva realizzato anche quella per Die Walküre), che ha ideato un percorso che associa alle varie giornate del Ring tre grandi periodi della storia di Roma. Nel ruolo di Siegfried, l’eroe «senza paura», ci sarà il tenore americano Clay Hilley, attualmente tra i più acclamati interpreti wagneriani, in quello di Wotan, il viandante, Michael Volle, reduce dal successo ottenuto in Die Walküre dello scorso ottobre. Il cast è completato dal soprano svedese Elisabet Strid (Brünnhilde), Wolfgang Ablinger-Sperrhacke (Mime), Wolfgang Koch (Alberich) e dal contralto Anna Kissjudit (Erda).

Piccola nota a margine: in Wagner in generale, ma soprattutto in Siegfried, uno degli strumenti in orchestra che contano, è il corno: qui definisce per esempio l’identità dell’eroe con il celebre Siegfrieds Ruf (il richiamo di Sigfrido, nel secondo atto), un assolo della durata di circa due minuti, incredibilmente impegnativo da un punto di vista tecnico al quale si deve aggiungere però anche la poesia del suono. A Roma lo eseguirà Alessio Allegrini dell’orchestra di Santa Cecilia, considerato unanimamente uno dei migliori cornisti al mondo, prediletto nel tempo da molti direttori, Claudio Abbado in primis.

Harding naturalmente salirà sul podio anche per altre produzioni dell’Accademia nel corso della nuova stagione. In primo piano, il suo percorso attraverso le sinfonie di Gustav Mahler, dentro la lacerata complessità e le distensioni contemplative della Quinta in do diesis minore (15-17 aprile) e della Sesta in la minore (20-22 maggio), e poi anche nella Quarta in mi minore op. 98 di Johannes Brahms (26-28 novembre), capolavoro tardo-romantico, ma che racchiude in sé folgoranti intuizioni e anticipazioni di quello che sarà il linguaggio avanzato, timbrico e atmosferico di Claude Debussy. Al compositore francese — ai suoi meravigliosi schizzi sinfonici de La Mer e al manifesto dell’impressionismo musicale, il Prélude à l’après-midi d’un faune — e ad altre due pagine del connazionale Gabriel Fauré, Harding dedicherà tre serate (8-10 aprile).

Sempre ad aprile (22-24), il maestro salirà sul podio per dirigere, con un cast vocale internazionale, la Sinfonia n. 9 in re minore, op. 125 di Ludwig van Beethoven (22-24 aprile) nell’anno del bicentenario della morte del compositore. La Nona verrà abbinata a una pagina contemporanea (in prima assoluta), Rischiare la gioia di Stefano Gervasoni (altra composizione dell’oggi che si ascolterà in prima esecuzione sarà Viaggio di Carlo Boccadoro, dedicata a Luciano Berio e diretta da Gustavo Gimeno, 1-3 aprile).

«È fondamentale — ha sottolineato Harding — che l’Accademia continui a proporre nuova musica, sono orgoglioso che questa tradizione continui di stagione in stagione». Lo rimarca anche Biscardi: «Prosegue con forza il nostro impegno nella direzione di nuove commissioni, con queste due prime esecuzioni assolute». In occasione di un altro anniversario, il centenario dalla nascita del compositore Hans Werner Henze, il 4 novembre (il progetto è di Romaeuropa in co-realizzazione con Santa Cecilia) sarà eseguito Voices con il New European Ensemble e Carlo Boccadoro sul podio. «Ho diretto alcune musiche di Henze quest’anno a Monaco di Baviera», ha ricordato Harding. «È un compositore molto importante per me».

Il grande focus su Beethoven coinvolgerà anche la bacchetta di Fabio Luisi, di ritorno a Santa Cecilia dopo dodici anni, che salirà sul podio per la Missa Solemnis in re maggiore, op. 123 (25-27 febbraio). «Potrei dire della bravura e dell’alto livello di ogni direttore — è sempre Harding a parlare —, tanto alto da far quasi paura: è difficile trovarne così tanti e bravi all’interno di una stessa stagione, in altre città. Ed è difficile trovare fra l’altro qualcuno disposto a dirigere la Missa Solemnis, ringrazio Fabio Luisi per questo regalo». Il percorso beethoveniano comprende ancora Riccardo Minasi con la Sinfonia n. 3 in mi bemolle maggiore op. 55 Eroica, Thomas Guggeis con Sergey Khachatryan (14-16 gennaio) con il Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 61 e la Sinfonia n. 7 in la maggiore op. 92 e il direttore emerito Antonio Pappano con Jan Lisiecki (11-13 febbraio) nel Concerto n. 5 in mi bemolle maggiore op. 73 Imperatore.

In questa cornice si collocano anche l’appuntamento imperdibile (18-20 marzo) con Charles Dutoit e Martha Argerich — nel segno di un sodalizio di lunga data — per il Concerto per pianoforte n. 1, e il programma di Manfred Honeck (25-27 marzo), che propone la Sinfonia n. 1 e l’oratorio Cristo sul Monte degli Ulivi.

Altri grandi direttori che torneranno sul podio romano, come Pappano e Honeck, saranno, fra gli altri, Kirill Petrenko (12-14 novembre), Tugan Sokhiev (21-23 gennaio), Semyon Bychkov con le sorelle Katia e Marielle Labèque (6-8 maggio), che eseguiranno anche il Concerto in re minore per due pianoforti di Francis Poulenc.

L’eternamente attesa e adorata Argerich non sarà l’unica grande pianista in stagione. Ci saranno Beatrice Rana (4-6 marzo), con Harding nel travolgente Concerto n. 3 in do maggiore per pianoforte e orchestra op. 26 di Sergej Prokof’ev, Daniil Trifonov (diretto da Jakub Hruša, dal 28 al 30 gennaio), Evgeny Kissin in duo (a quattro mani) con András Schiff (9 novembre), Mikhail Pletnev (3 marzo), Grygory Sokolov (22 marzo), Nikolai Lugansky (14 aprile), Igor Levit (12 maggio)…

E a dicembre, prima delle feste (10-12 dicembre), verrà eseguito l’Oratorio di Natale di Johann Sebastian Bach Bwv 248, il ciclo di sei cantate, una per ciascuna festività tra il giorno di Natale e l’Epifania, con Enrico Onofri — specialista della prassi esecutiva storica — sul podio con il Coro di Santa Cecilia e un cast di voci specializzate nel repertorio barocco, quali Carlotta Colombo, Maria Margherita Sala, Dave Monaco e Fulvio Bettini.

Facendo ora invece un salto temporale sulla carta, arriviamo alla chiusura della stagione con un debutto (a Santa Cecilia, dal 3 al 5 giugno) del compositore e pianista giapponese Joe Hisaishi (pseudonimo di Mamoru Fujisawa), autore delle musiche della maggior parte dei film di Hayao Miyazaki e Takeshi Kitano, che dirigerà a Roma. «Sono molto curioso e contentissimo di poterlo ascoltare», ha confessato Harding, vista la rarità dell’appuntamento.

E poi, last but not least, ovvero ultimo ma non per questo meno importante, c’è anche tutto quello che ruota intorno all’Accademia. Lo ricorda con orgoglio Biscardi: «Santa Cecilia non è soltanto la sua stagione romana. Le tournée internazionali nelle sale più prestigiose del mondo, le incisioni, le collaborazioni con le maggiori istituzioni musicali, l’attività educativa e la formazione dei giovani sono parti di una stessa missione. Portare la nostra Orchestra e il nostro Coro all’estero significa anche portare nel mondo il nome di Roma e una grande tradizione musicale italiana. Custodire questa eredità significa farla vivere nel presente e creare le condizioni perché continui a crescere nel futuro».

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