Economia

Banco Bpm, le scelte di Castagna tra Agricole e Unicredit, per uscire dall’angolo

Banco Bpm, le scelte di Castagna tra Agricole e Unicredit, per uscire dall’angolo

A tre settimane dall’annuncio dell’offerta pubblica di acquisto e scambio che Intesa Sanpaolo ha lanciato sulla totalità delle azioni del Monte dei Paschi di Siena, operazione che prenderà corpo dopo l’assemblea dei soci che la stessa Intesa ha convocato per il 10 settembre, i protagonisti della finanza italiana provano a delineare i confini delle società coinvolte all’indomani della conclusione dell’operazione prospettata. Alla luce, soprattutto, di un fatto nuovo: la salita al 29,9 per cento nel capitale del Banco Bpm dei francesi del Crédit Agricole, dal precedente 22,9 per cento.
L’operazione, autorizzata a gennaio dalla Bce e in via di perfezionamento con acquisti ripetuti sul mercato in questi ultimi giorni è un segnale forte che condizionerà gli sviluppi futuri del risiko in corso.

L’offerta di Intesa Sanpaolo è difficile da contrastare. Se in queste tre settimane il premio del 12,5 per cento risulta limato dai divergenti andamenti dei titoli, l’operazione rimane interessante per un’ampia fetta di importanti azionisti, che metterebbero in tasca anche un euro cash per ogni azione consegnata al concambio di Intesa. Soprattutto, l’opas di Intesa taglia fuori la volontà di Banco Bpm di arrivare ad un merger of equals con Mps. Luigi Lovaglio, che con il consiglio di amministrazione di Mps si è preso del tempo per valutare le proposte ricevute (prossima riunione convocata per il 16 luglio), avrebbe oggettive difficoltà nel far accettare la proposta di Giuseppe Castagna, amministratore delegato del Banco Bpm, ai propri soci. Il richiamo al celebre Articolo Quinto di Enrico Cuccia è infatti dietro l’angolo. Per questo, in prospettiva, diventa estremamente importante il posizionamento del Crédit Agricole. Se l’operazione annunciata dovesse riuscire a raggiungere gli obiettivi fissati, il Banco Bpm si troverebbe sottodimensionato rispetto a un panorama che vedrebbe Intesa, Unicredit e l’insieme Bper+Mps appartenere a un’altra categoria dimensionale. È a questo che fa pensare la presa di posizione dell’Agricole. Ed è questo, anche, che giustifica alcuni malumori.

Nicoletta Fabio, sindaco di Siena, sede da più di cinquecento anni del Monte dei Paschi, ha invocato mercoledì scorso, al termine di un consiglio comunale straordinario, il ricorso al Golden power, rivendicando una autonomia e un legame con il territorio che rischia di perdersi. Il tema della concorrenza è poi sollevato da più parti. Secondo alcuni si configura addirittura una killer acquisition, così come si configurò l’operazione del 2020 di Intesa su Ubi. Di certo, c’è un possibile tema di concentrazione a cui le autorità di vigilanza, soprattutto l’Antitrust, dovranno dedicare particolare attenzione. La prospettata vendita di 635 sportelli ex Mps da Intesa a Bper sana solo in parte il potenziale problema, considerato che Intesa era già in una posizione di leadership sul mercato italiano, come ha dimostrato anche l’opas su Ubi di sei anni fa, conclusa con la cessione di diverse centinaia di sportelli proprio a Bper.
Secondo alcuni qualificati osservatori il benvenuto processo di consolidamento rischierebbe in questo caso di realizzarsi a dispetto del principio di concorrenza e soprattutto a spese dei consumatori. I dettagli da definire sono dunque molti e tutt’altro che secondari al fine di evitare questi pericoli, ma il tempo non manca e gli sherpa sono al lavoro.

Il Banco Bpm dal canto suo ha sottoscritto una proposta che vede in prospettiva con Mps una fusione tra simili, più che un merger of equals, forte dalla sua parte di 320 mila pmi clienti, con una garanzia sugli equilibri di governance, sulla tutela dei marchi e delle sedi storiche. Una proposta da valutare, ma che di prim’acchito sembra meno interessante rispetto al concreto pacchetto di Intesa. Come ne può uscire Castagna? Le opzioni all’orizzonte si restringono. Mentre va rilevato che il governo di Roma un anno fa utilizzò il Golden power per impedire alla italianissima Unicredit di avvicinarsi al Banco Bpm, mentre oggi assiste silente alla crescita dei francesi del Crédit Agricole che già controllano quasi un terzo della banca milanese, è proprio Unicredit l’unica realtà che può regalare un futuro alle ambizioni di Castagna. Ipotizzare un’entrata nell’orbita Agricole è complesso. Anche a ruoli invertiti. Così Andrea Orcel, ceo di Unicredit, potrebbe tornare in scena, ma a quali condizioni? E la quota francese, in questo caso, come potrebbe essere liquidata? Troppe, per ora, le variabili da definire. Anche perché Orcel fino a venerdì prossimo, 3 luglio, è impegnato a contare le azioni che i soci della tedesca Commerzbank consegneranno all’ops che Unicredit ha lanciato attraverso la controllata Hvb. È un’acquisizione da 40 miliardi di euro: è il caso di dedicarvi la massima attenzione.

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