Se l’offerta pubblica di acquisto e scambio (opas) di Intesa sul Monte dei Paschi di Siena e la controllata Mediobanca dovesse arrivare al traguardo, il gruppo guidato da Carlo Messina si troverebbe ad essere il primo azionista delle Assicurazioni Generali. Con una particolarità: il Leone di Trieste, primo assicuratore italiano, quarto in Europa, si troverebbe ad avere come azionista numero uno il suo primo concorrente sul mercato Vita in Italia, Intesa Sanpaolo Assicurazioni. Una anomalia. A Trieste guardano tutti da lontano, ma la prospettiva non lascia indifferenti. Certo, messe alle spalle le bufere assembleari, vedere il costituirsi di un insieme importante di azionisti italiani, variamente soppesati, rappresenta una prospettiva di stabilità per il gruppo triestino. Il ruolo di Intesa Sanpaolo, azionista di natura finanziaria, offre garanzie sul piano della forma e della sostanza rispetto a grandi azionisti di estrazione industriale, siano essi Delfin o il gruppo di Francesco Gaetano Caltagirone.
Il comparto finanziario è vigilato e delicatissimo: lo si è visto venerdì scorso, con il caso Banca Ifis (-37% in una seduta di Borsa). La prospettiva di avere Intesa Sanpaolo come grande azionista se da un lato garantisce sulla tenuta del gruppo e sulla «lingua» parlata dalle parti, la medesima, dall’altro apre scenari di grande attenzione. L’Antitrust potrebbe arrivare a imporre la vendita di pezzi delle Generali e questo non è visto con favore a Trieste che, lo ha dimostrato anche recentemente, a una cosa tiene molto: l’indipendenza del management dagli azionisti. Una condizione irrinunciabile. Fu Mario Greco, più di dieci anni fa, a cedere tutte le partecipazioni del Leone, dando una visione di mercato al primo azionista Mediobanca. Oggi, che Mediobanca è all’86 per cento dell’Mps di Luigi Lovaglio, le condizioni non sono cambiate. Cosa farà Lovaglio? Quella partecipazione, che ai valori attuali equivale a un impegno da 9 miliardi di euro, è stata sempre considerata dal manager senese un nice to have. Lovaglio ha parlato delle Generali come di un affare prospettico tra Unicredit e Intesa Sanpaolo. Oggi quella quota rischia di essere la condanna di Mps, la fine di una autonomia. A meno che non si trovi un’alternativa, che piaccia tanto a Milano quanto a Trieste. E a Siena.
6 luglio 2026, 09:24 - Aggiornata il 6 luglio 2026 , 09:25