Economia

Trump si schiera a favore del blocco dell’export di diesel dagli Stati Uniti: i rischi per i prezzi e le forniture in Europa

Trump si schiera a favore del blocco dell’export di diesel dagli Stati Uniti: i rischi per i prezzi e le forniture in Europa

Donald Trump apre al blocco delle esportazioni di diesel dagli Stati Uniti. 
«Ho detto di non consegnare il diesel fuori dal Paese. Ne produciamo molto... L'ho chiesto. L’ho chiesto alla mia gente», ha detto il presidente degli Stati Uniti, appoggiando così la richiesta proveniente da diversi esponenti repubblicani che chiedono di approvare un bando alle vendite all’estero di gasolio raffinato sul suolo americano. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha confermato che il governo sta «valutando se il bando all’export sia fattibile in termini di capacità di raffinazione complessiva e se un divieto totale o parziale possa funzionare».

Una simile decisione avrebbe effetti dirompenti sulle forniture e sui prezzi del diesel in tutto il mondo, a cominciare dall’Europa. Dall’inizio della guerra in Iran dopo l’attacco di Israele e Stati Uniti, le esportazioni di diesel americano verso l’Europa sono aumentate del 50%, raggiungendo i 506 mila barili al giorno, calcola la società specializzata Kpler. Le forniture dal Medio Oriente sono state infatti compromesse dal blocco dello stretto di Hormuz, mentre quelle dalla Russia sono ridotte al minimo dalle sanzioni e dagli attacchi ucraini alle raffinerie. Così, stima Vortexa, un’altra società di settore, circa metà delle importazioni di diesel europee arrivano ora via mare dagli Stati Uniti. 

Lo stop alle esportazioni dagli Stati Uniti potrebbe quindi infiammare ulteriormente i prezzi del diesel in Europa e, forse, creare addirittura problemi di approvvigionamento, proprio mentre si avvicina l’inizio della stagione invernale. In Italia il prezzo medio del carburante sulla rete stradale ha toccato i 2,340 euro al litro e quello sulla rete autostradale i 2,422 euro al litro, entrambi a livelli record.

Lo stesso problema si pone negli Stati Uniti dove il gasolio ha sfondato la soglia psicologia dei 6 dollari al gallone e ora viaggia sui massimi storici di 6,5 dollari, in aumento di oltre il 70% rispetto all’anno scorso. I rincari dei carburanti e il conseguente rialzo dell’inflazione rischiano di riverberarsi sul voto di novembre, portando i repubblicani a perdere le elezioni di mid-term e, quindi, la maggioranza al Congresso. Da qui la richiesta di diversi esponenti del partito - accolta ora anche da Trump - di bandire le esportazioni di diesel per calmierare i prezzi in patria.

L’efficacia della misura è tuttavia messa in dubbio da diversi esperti. È vero che gli Stati Uniti raffinano circa 5,3 miliardi di barili di diesel e cherosene al giorno contro un fabbisogno domestico di circa 3,6 milioni di barili. Tuttavia, poiché il mercato dei carburanti è globale, anche il loro prezzo è globale sicché una fiammata in Europa si rifletterebbe probabilmente anche sui listini americani. D’altra parte, il bando potrebbe spingere le aziende di raffinazione a tagliare la loro produzione per mantenere i prezzi elevati. 

Anche qualora il governo americano riuscisse a calmierare i prezzi in patria, poi, il blocco delle esportazioni potrebbe avere conseguenze a lungo termine. Da un lato, potrebbe spingere l’Europa e gli altri Paesi destinatari a trovare per il futuro partner più affidabili, come l’India che già fornisce una quota considerevole di diesel. Dall’altro, potrebbe suscitare ritorsioni da parte dei Paesi colpiti dal bando, contribuendo a esacerbare i rapporti diplomatici fra le due sponde dell’Oceano Atlantico. 

22 set 2026 | 22:58

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